Diario di viaggio: Voci ed odori della lontana ?stanbul

Istanbul: Diario di viaggio e di sogno.

Diario di viaggio:  Voci ed odori della lontana ?stanbul

28.11.2011 – Arrivo a Istambul

Diario di viaggio: Voci ed odori della lontana ?stanbul

Sveglia alle ore 05.30 per iniziare finalmente il viaggio sognato per tutta una vita. Dopo corse, dimenticanze, litigi e palpitazioni, finalmente saliamo in macchina per raggiungere l’aeroporto di Roma Fiumicino.

Dopo molte ore passate tra il traffico del raccordo anulare e l’estenuante ricerca del parcheggio, finalmente prendiamo l’aereo che ci porta nella porta d’oriente.

Mentre sono in volo vedo che improvvisamente fa buio ed allora realizzo che è giunta l’ora di atterrare: siamo sopra ?stanbul.

Istintivamente guardo fuori al finestrino e la prima cosa che vedo è una splendida mezza luna quasi rossa, quasi come un segnale del nostro arrivo nella terra della luna e la stella.

Dopo aver finalmente recuperato i bagagli usciamo dall’aeroporto Sabiha Gökçen e prendiamo l’autobus E10 diretto a Kad?köy.

Durante il viaggio in autobus e dopo una serie di mancati incidenti e una botta fortissima alla spalla, realizzo che i turchi sono decisamente dei pessimi guidatori: e dire che noi napoletani portiamo la nominata!

Ho anche modo di dare una prima occhiata alla zona orientale della città e la prima impressione è davvero negativa: una distesa di palazzoni altissimi, pieni di luci e insegne luminose in stile americano, ma nonostante ciò decido che è decisamente troppo presto per dire che questa città ha tradito le mie aspettative e così decido di lasciar perdere qualsiasi commento.

Dopo circa 45 minuti arriviamo a Kad?köy, dove conosciamo un signore e dei ragazzi davvero gentili che, vedendoci in difficoltà, ci aiutano ad imbarcarci sul battello che traversa il Bosforo portandoci al porto di Eminönü.

Arrivati quasi al porto, esco sul ponte del vapour e vedo, tra una miriade di luci, ergersi la grandiosa Moschea Blu che, come una regina, domina la città, e lì inizio a ricredermi su quello che avevo pensato durante il viaggio ed inizio a provare un amore passionale per questa città.

Sbarcati ad Eminönü, i ragazzi conosciuti al porto di Kad?köy ci accompagnano a prendere il tram T1 e ci indicano la fermata da raggiungere per arrivare in hotel.

Scendiamo alla fermata indicataci, ma ben presto ci rendiamo conto che è quella sbagliata e così iniziamo a camminare tra i vicoli di ?stanbul, stanchi e completamente spaesati, alla ricerca di un posto che nessuno sembrava conoscere.

Finalmente però due signori ci indicano la via giusta ed arriviamo l’Hotel Kupeli (che solo dopo scopriremo essere a due passi dalla fermata di Çemberlita?), dove troviamo uno staff molto cordiale ad accoglierci, ma una stanza davvero minuscola e sacrificata: beh decisamente non si può avere tutto dalla vita. Stremati da più di 12 ore di viaggio, crolliamo in un sonno profondo.

29.11.2011 – Yerebatan Sarayi

Diario di viaggio:  Voci ed odori della lontana ?stanbul

Giornata iniziata verso le 6 am, quando vengo risvegliata dal richiamo alla preghiera del Müezzin che risuona in un silenzio tombale e che mi regala una sensazione meravigliosa: come se finalmente avessi capito dove mi trovo.

Durante la mattinata esploriamo un po’ la zona di Sultanahmet e la prima cosa che noto è che questa città ha un odore particolare, un odore indescrivibile, che inizialmente potrebbe dare fastidio, ma del quale adesso non saprei fare a meno.

Con 10 TL (circa 5€) visitiamo Yerebatan Sarayi, antica cisterna risalente all’anno 532 estremamente suggestiva e assolutamente da non perdere: peccato per la presenza di un suonatore di Oud, vestito in abiti tradizionali, che in cambio di 5 TL faceva le foto con i turisti… questo mi ha ricordato molto i gladiatori sotto al Colosseo, una cosa pietosa.

Usciti dalla cisterna continuiamo a camminare e troviamo una miriade di piccoli negozi che vendono souvenir a prezzi esorbitanti.

I venditori sono piuttosto insistenti, ma se tratti sul prezzo puoi avere dei grandi sconti. Giungiamo poi alla Moschea Blu, ma arriviamo in coincidenza con l’inizio della preghiera e quindi siamo costretti ad andare via, ma di sicuro torneremo a visitarla! Per caso giungiamo poi al complesso di tombe dei sultani di Santa Sofia: una serie di “cappelle” interamente ricoperte di maioliche e finestre dai vetri multi-colore.

Al centro si trova la tomba del sultano e della consorte e poi una serie di piccole tombe di figli prediletti e non; obbligatorio levare le scarpe all’ingresso esattamente come nelle moschee.

Usciti dal complesso cimiteriale, ci dirigiamo all’Arasta Bazar, lungo viale stracolmo di piccoli negozi di tappeti, ceramiche e altro artigianato locale (o imitazioni?!).

La cosa che vorrei davvero sapere, è dove trovare veri prodotti locali e non imitazioni cinesi.. spero che prima del ritorno riuscirò a realizzare questo desiderio.

Ho notato che ci sono un’infinità di ambulanti che vendono castagne e degli strani anelli di pasta simile a quella del pane, senza sale e ricoperti di sesamo che purtroppo non ho gradito particolarmente.

Tornati in albergo nel primo pomeriggio per un riposino, ho fatto amicizia con un signore che ci ha offerto un tè davvero delizioso, servito in bicchierini dalla forma vagamente simile a quella di una tulipano.

I turchi nutrono un grande amore per il tè e una cosa molto particolare che ho notato, è il fatto che spesso per strada, sui muretti, a terra, sulle bancarelle, si possono trovare numerosi bicchierini di tè vuoti.

Nel pomeriggio abbiamo deciso di vagare senza meta tra i vicoletti di Sultanahmet, che a volte è la soluzione migliore per trovare posti nascosti e poco conosciuti nei quali trovare oggetti interessanti: peccato che nel nostro caso questi posti erano nascosti così bene che non siamo riusciti a trovarli.

Abbiamo però trovato una strada vicino al Gran Bazar (che abbiamo deciso di visitare nei prossimi giorni) che mi ha lasciata davvero molto perplessa: una distesa di negozietti e di venditori-avvoltoi che mi ha ricordato molto i grandi centri all’ingrosso cinesi che è possibile trovare nella zona di Gianturco a Napoli.

Delusi al massimo da questa nostra tappa, abbiamo deciso di tornare indietro e strada facendo abbiamo trovato un simpatico ambulante da cui abbiamo acquistato un Tulumba tatl?s?, un dolce a forma di anello, coperto e ripieno di sciroppo di zucchero e limone: una vera DELIZIA! Domani ne prenderò sicuramente un altro.

30.11.2011 – Hagia Sophia

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Oggi abbiamo deciso di esplorare la zona di Kumkap?, così siamo usciti dall’albergo e, cartina alla mano, ci siamo addentrati nelle stradine che collegano Sultanahmet a questa zona portuale.

Il quartiere è davvero grazioso, molto pulito (come il resto della città) e pieno di stradine nelle quali è possibile trovare scorci interessanti e negozietti poco frequentati da turisti.

Arrivati sul lungomare, iniziamo a passeggiare verso il porto, dove troviamo alcuni pescatori che cercano di venderci le loro prede e un’infinità di ristoranti che, nonostante non sia ora di pranzo, insistono per farci gustare i loro piatti di pesce.

Alla fine di questa strada troviamo un piccolo mercato del pesce davvero interessante dal punto di vista visivo: ogni bancarella presenta una serie di vasche nelle quali i pesci vengono disposti a ventaglio, creando giochi di forme e colori davvero particolari.

Questa caratteristica presentazione delle merci, la ritroviamo poco dopo nel mercato della frutta e della verdura, sempre nella zona di Kumkap?.

Camminando c’imbattiamo nella Küçuk Ayasofya Camii, la piccola Santa Sofia, chiamata così per la sua similitudine alla “sorella maggiore”. Nonostante sia orario di preghiera, gli addetti chiudono un occhio sull’ingresso di turisti, anche perché questa zona è piuttosto tralasciata dagli stranieri.

Nonostante il loro “lasciapassare”, ci sentiamo piuttosto infastiditi dal disturbo che potremmo arrecare ai fedeli, così entriamo solo per una rapida occhiata, uscendo amareggiati dal fatto di non aver gustato in pieno la bellezza del posto.

Ma il tempo stringe e abbiamo ancora tante cose da vedere, così lasciamo il quartiere per tornare a Sultanhamet e provare di nuovo ad entrare nella Moschea Blu.

Questa volta siamo più fortunati e riusciamo ad entrare in quello che si è poi rivelato essere uno dei posti più belli che abbia mai visto in tutta la mia vita, descriverlo a parole non è possibile.

Usciti dalla Moschea Blu, ci dirigiamo verso Santa Sofia, che si trova esattamente di fronte. Essendo adesso un museo, c’è bisogno di pagare un biglietto per entrare (20 TL, circa 10€) e sebbene sia un po’ caro, sono 20 Lire decisamente ben spese: anche questa assolutamente da non perdere!

Usciti da Santa Sofia, ci imbattiamo nel Cedid Mehmet Efendi Medresesi, un’antica medersa, trasformata in un centro di artigianato nel quale si possono trovare splendide ceramiche, porcellane, vetri, bambole e stoffe dipinte a mano: unica pecca sono i prezzi davvero molto alti.

Usciti dalla medersa, percorriamo Divan Yolu Caddesi e troviamo il Sultan II. Mahmut Türbesi, ovvero il monumento funebre de sultano Mahmut II, che stranamente d’estate viene trasformato in una sala da tè! Continuando lungo questa stessa strada, decidiamo di tornare a visitare per bene il Gran Bazar e, sebbene sia un posto molto bello e tipico, i visitatori vengono letteralmente assaliti dai venditori che, con insistenza, cercano di vendere le loro merci; inizialmente potrebbe anche essere divertente, ma dopo il cinquantesimo venditore che ti giura che le sue ceramiche sono le uniche fatte a mano, diventa oltremodo noioso.

1.12.2011 – Topkap? Saray?

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Oggi giornata interamente dedicata all’esplorazione del Topkap? Saray?, ovvero il palazzo Topkap?. Ci si arriva facilmente con la linea del tram T1 (fermata Gülhane).

Volendo andare a piedi non è molto distante da Sultanhamet ed è anche una piacevole passeggiata durante la quale si possono trovare negozietti e bancarelle.

Una volta arrrivati all’ingresso del palazzo, notiamo con molto sgomento che la fila è davvero interminabile (anche se nulla a paragone con le file per entrare nei musei vaticani o al Louvre).

Dopo una lunga attesa finalmente, biglietto alla mano, entriamo nel meraviglioso mondo dei sultani e rimaniamo letteralmente a bocca aperta dinanzi alla meraviglia ed alla ricchezza di tutta la costruzione.

Unico elemento di disturbo: un gruppo di bambini in gita scolastica che urlano e corrono ovunque, come si dice, tutto il mondo è paese! Ad ogni modo la vera meraviglia ci si presenta quando entriamo nelle sale del tesoro: spettacolo sconsigliato alle persone dotate di poca forza di volontà ed autocontrollo, perché ce ne vuole davvero tanto per resistere all’impulso di portare via uno dei meravigliosi smeraldi o diamanti conservati lì (cosa per altro impossibile data la copiosa presenza di dispositivi antifurto).

Dopo aver passato decine e decine di minuti a boccheggiare davanti alle teche, sognando su quale anello o quale rubino sarebbe il più adatto a noi, decidiamo di andare ad esplorare l’harem, per il quale però bisogna pagare un biglietto a parte e ne vale decisamente la pena, perché quello che ci si presenta è uno spettacolo magico: distese di maioliche, tappeti, letti e spazi nei quali si riesce a respirare l’odore della storia.

Con un po’ di dispiacere usciamo dal palazzo e decidiamo di cercare qualcosa da mangiare nel porto di Eminönü. Mentre siamo seduti vicino il bordo della manchina, notiamo un via vai di gente da un paio di chioschetti lì vicino, così incuriositi, decidiamo di andare a vedere di che si tratta ed eventualmente provare ciò che hanno da vendere.

Il primo chioschetto ci vende un bicchiere monouso colmo di uno strano liquido rosa dal sapore simile all’aceto, ma più piccante, nel quale galleggiano foglie di cavolo e cetriolini: delizioso! Il secondo invece ci vende delle strane frittelle dolci, stra-fritte , che grondavano olio da ogni angolo, ma assolutamente buonissime!!

Il resto della giornata procede tra le stradine del porto, scantinati di pescatori e via dicendo.

2.12.2011 – Crociera sul Bosforo

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Oggi finalmente abbiamo deciso di fare la tanto sospirata crociera sul Bosforo, così sveglia presto e di nuovo a piedi verso Eminönü (che ormai conosciamo come le nostre tasche!).

Arrivati al porto, veniamo subito fermati da un signore che, per la “modica” cifra di 70 LT a testa, ci offre di portarci con la macchina nella zona più a nord della città, per poi farci scendere lungo il Bosforo.

Naturalmente rifiutiamo e cerchiamo qualcosa di più adatto alle nostre tasche, ed ecco che vediamo un cartello che dice “Giro del Bosforo 10TL”…fantastico! Saliamo sul battello (che in quanto a stabiilità faceva invidia ad una zattera) ed inizia il magnifico giro lungo la costa.

Il momento divertente della gita è stato quando, dopo essermi girata ed aver notato un’enorme chiazza bianca, inizio a ragionare sul fatto che la città è pulitissima ma il mare è davvero sporco, ed è lì che mio fratello mi fa notare che non si tratta di inquinamento, ma di meduse!! Milioni e milioni di meduse ammassate l’una sull’altra, che per una fobica come me non è esattamente la cosa più bella del mondo! Consiglio per chi farà questo giro: se avete la fobia delle meduse, non guardate mai in acqua!

La crociera dura circa 3 ore, dopo le quali decidiamo di andare a visitare la zona di Taksim. Parere? Non mi è piaciuta per niente, mi è sembrato di camminare al Vomero a Napoli oppure in una di quelle strade piene di negozi, uguali in tutto il mondo. Mi rendo conto che zone commerciali moderne ci sono in tutte le città, ma ovviamente non era mio interesse fare shopping da Benetton o andare a mangiare da Mc Donald.

Unica nota positiva: un suonatore di Saz che si esibiva lungo la via. Decidiamo così di andare via (sempre rigorosamente a piedi), così iniziamo a scendere lungo dei vicoli che portano al porto e quindi al ponte che conduce nella zona dove alloggiamo. Strada facendo succede una cosa particolare: mentre scendiamo, incrociamo un ragazzo che invece risale verso Taksim, che trasporta l’occorrente per pulire le scarpe ai passanti.

Mentre cammina gli cade una spazzola a terra, ma non se ne accorge. Io allora la raccolgo e lo rincorro per restituirgliela e lui per ringraziarmi pulisce le scarpe a me, mia madre e mio fratello, raccontandoci tutta la sua storia e ringraziandomi decine e decine di volte.
Lungo il ritorno passiamo sul Galata Köprüsü, uno dei ponti della città, sotto il quale si possono trovare una serie di ristorantini e bar molto carini. Nella parte superiore invece c’è una distesa di pescatori che vende sul momento il pesce pescato (alcuni lo cucinano anche!)
Dopo un giro per la città di notte, torniamo esausti in albergo.

3.12.2011 – Galata Kulesi

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Ultimo giorno prima della partenza e la malinconia già si fa sentire.
In mattinata ho incontrato un mio caro amico turco, che mi ha portato a fare una camminata e a prendere il tè ed il narghilè in un posto carinissimo chiamato Çorlulu Ali Pa?a Medresesi, un vero gioiello! Il resto della giornata prosegue un po’ all’avventura, perché a causa mia, camminiamo sprovvisti di cartina e così decidiamo di intrufolarci in vicoli e vicoletti per scovare cose da vedere e posti tipici.
Non avendo una cartina di riferimento mi è impossibile ricordare le zone in cui siamo stati, ma un consiglio a chi viaggia nella magica Turchia: dimenticate anche voi la cartina in albergo, perché le cose più belle si scoprono perdendosi.

A presto

Federica De Meo

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