Nei tuoi viaggi in alta quota, cosa devi fare

Recandoti in viaggio in alta quota devi  seguire alcune regole fondamentali per la tua salute

Nei tuoi viaggi in alta quota, cosa devi fare

Non potevo non affrontare questa patologia così specifica che colpisce escursionisti ed alpinisti di tutte le età, soffermandoci come evitare le conseguenze.

Il mal di montagna (AMS o acute mountain sickness per gli anglosassoni) è una condizione patologica causata dal mancato adattamento dell’organismo alle grandi altitudini. Generalmente si verifica al di sopra dei 2.500 -3000 metri slm.

Si tratta di una condizione minacciosa che se non trattata può essere anche letale

La stessa sindrome può colpire chi raggiunge in aereo quote troppo alte come spesso avviene per chi si reca in America Meridionale dove diverse città sono poste a quote notevoli (La Paz, capitale della Bolivia, è posta con i suoi quartieri più alti a 4000 metri, Lhasa è posta a 3600 metri ecc…)

Quali sono i sintomi in alta quota

I primi sintomi del mal di montagna comprendono fiacchezza, malessere generico e debolezza, in particolare durante gli sforzi fisici.

Sintomi più severi sono cefalea, insonnia; battito cardiaco costantemente accelerato, nausea e talvolta vomito; in particolare nei bambini.

Sintomi estremi comprendono confusione, psicosi, allucinazioni, sintomi derivanti dall’edema polmonare (fluidi nei polmoni) quali tosse persistente, e infine raptus, coma e morte.

Altre patologie legate alla mancanza di ossigeno in quota

L’edema polmonare da alta quota (High-altitude pulmonary edema, HAPE)

  • I sintomi più seri di mal di montagna sono dovuti all’edema (accumulo di fluidi nei tessuti corporei).
  • Compare solitamente dopo circa 4 giorni negli escursionisti che sono saliti troppo rapidamente oltre i 4000 metri
  • I sintomi comprendono: affaticamento, dispnea; cefalea, nausea,  tosse secca senza flemma, edema polmonare; ritenzione di fluidi nei reni e rantoli.

L’HACE ( High altitude cerebral edema) è una condizione rischiosa per la vita che può portare al coma e alla morte.

  • I sintomi comprendono:  cefalea, affaticamento, indebolimento della vista; disfunzioni alla vescica e all’intestino, perdita di coordinazione, paralisi laterale, confusione e riflessi rallentati.
  • La discesa immediata a quote  ( 1000-1500 mt) inferiori può salvare la vita a chi è colpito dall’HAPE O HACE

Trattamento

In entrambi questi casi di edema, la somministrazione di dexametasone può fornire il momentaneo sollievo fondamentale per poter riuscire a scendere di quota con le proprie forze.

HAPE: In attesa del trasporto e durante lo stesso si devono attuare provvedimenti d’urgenza quali la somministrazione di ossigeno, diuretici, morfina e cortisonici endovena.

HACE: Il trattamento durante il trasporto consiste nella somministrazione di ossigeno, cortisonici e glicerolo.

Acclimatamento ad alta quota

L’acclimatamento all’altitudine è uno stato di adattamento a livelli inferiori di ossigeno ad alte quote, raggiungibile attraverso un processo di adattamento, detto acclimatazione, allo scopo di evitare il mal di montagna.

Generalmente si adotta questo sistema quando si superano i 3000 metri di quota e consiste nel restare alcuni giorni al cosiddetto “campo base” per poi salire sino ad un campo posto ad un’altitudine maggiore.

Si resta per una notte a questa quota per poi calare di nuovo al campo base.

Il processo è ripetuto restando sempre più tempo al campo superiore fintanto che il corpo non si abitua all’altitudine e quindi alla minor quantità d’ossigeno.

Il processo di acclimatamento a questo punto prosegue con un campo posto ad una quota ancora maggiore.

Come norma generale è bene non salire oltre 300 metri di quota al giorno per poter dormire; ad esempio in un giorno si può salire da 3000 a 4000 metri ma per dormire si dovrà scendere almeno a 3300 metri di quota, assolutamente non più in alto.

Durante l’acclimatazione è importante risparmiare energie che si riveleranno preziose nel tentativo finale di raggiungere la vetta; è quindi bene non affaticarsi inutilmente camminando a ritmi blandi.

Altrettanto importante è sforzarsi di bere più del normale in quanto una buona idratazione contribuisce a ridurre la secchezza dell’aria aiutando inoltre a sostituire i fluidi persi a causa della pesante respirazione legata alla quota e allo sforzo fisico.

Un escursionista disidratato espone quindi sé stesso al rischio di una tromboflebite alle gambe che può produrre tragici risultati.

Le informazioni che troverai su ComeViaggiareInformati sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo, e non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari.

Se le seguirai attentamente però, ti aiuteranno a viaggiare in totale sicurezza e a tutelare la tua incolumità fisica.

A presto,

Fabio.

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