Viaggio in Costa Rica

Diario di viaggio in Costa Rica.

 Viaggio in Costa Rica

Hola y Pura Vida a todos!! Devo confessare che rientrare in pieno febbraio dopo 18 giorni intensi in Costa Rica, ritrovando il nostro inverno,non è stata di certo una bella sensazione.

Ma poi tutto sembra risollevarsi ed un flusso quasi incessante di bei ricordi per fortuna comincia ad affiorare. Io e Mauro, un amico marchigiano conosciuto l’11 ottobre scorso a Senigallia al meeting di Costa Rica online, insieme a Mauro suo concittadino, ci incontriamo all’aeroporto di Madrid e ci imbarchiamo per San Josè.

Grazie alle tante connessioni skype tra di noi ed alle innumerevoli discussioni con Paolo, siamo riusciti a pianificare con buon anticipo tutti i dettagli del viaggio.

Qui Costa Rica online ci è stata di grande aiuto, soprattutto nella scelta degli hotels (economici ma non per questo tutti di basso livello), i parchi e le spiagge più interessanti da vedere nelle varie zone di permanenza e nelle indicazioni riguardo i tragitti con i relativi tempi di percorrenza. Ecco in breve le mie impressioni sulle varie tappe del nostro viaggio:

1) San Josè: Questa vivacissima e cosmopolita città non piace quasi a nessun turista, io invece l’ho trovata vivibilissima (con le dovute accortezze, come ad esempio non camminare a piedi da soli la sera tardi).

Qui si trova veramente di tutto: ristoranti e bar di tutti i tipi, sodas, centri commerciali, musei, teatri, gallerie d’arte, locali per salsa, merengue, bachata, disco, night clubs, etc.

La città è ben coperta da una fitta rete di bus ed innumerevoli taxi che, di giorno, portano da un capo all’altro dell’area metropolitana con meno di 4000 colones (6 euro ).

Inoltre il clima è veramente gradevole, dai 16 ai 24°C più o meno tutto l’anno e quasi senza umidità. Al museo de Oro Precolombino, il secondo più importante al mondo dopo quello di Bogotà ed allestito in maniera eccellente, abbiamo avuto modo di ammirare una stupenda collezione di manufatti in oro di oltre 1500 pezzi risalenti al periodo compreso tra il 500 ed il 1500 d.C.

Le Sodas, piccoli ed economici ristoranti caratteristici, sono un pò ovunque. Noi siamo andati più volte in quelle del Mercado Central, un mercato storico al chiuso sempre brulicante di gente in cui si compra e si mangia a buon prezzo quasi di tutto.

Le aree pedonali nei pressi del Mercado sono sempre affollate fino all’imbrunire e piene di negozi. L’impressione è quella di trovarsi in una piccola Manhattan con gente di diverse etnie, turisti, spettacoli di strada, bancarelle etc.

2) Dintorni di San Josè:

 VIAGGIO IN COSTA RICA

A circa 30 km a Nord di Alajuela si trova il Poas, il vulcano attivo col secondo più grande cratere al mondo. Dopo aver raggiunto Alajuela in autobus decidiamo di prendere un taxi per il Poas.

La giornata era molto gradevole e soleggiata ma, ad un tratto, mentre percorrevamo la strada in salita verso il parco nazionale del vulcano, eccocci piombare quasi bruscamente dentro la perturbazione, con un notevole abbassamento della temperatura e parecchia pioggia.

Insomma, il tassista a quel punto ci fa capire che non avrebbe avuto più senso proseguire e la gita verso il Poas terminava lì. Mentre ci fermiamo qualche minuto a vedere un negozietto di souvenir, potendo ammirare la rigogliosa vegetazione lungo la strada, ho la fortuna, anche se solo per un istante, di ammirare un Quietzal col binocolo (evento alquanto raro!).

Ripercorrendo la strada verso Alajuela in discesa, la temperatura è risalita di oltre dieci gradi in meno di un Km di strada, ritrovando così il clima estivo che avevamo lasciato.

Lungo la strada abbiamo potuto vedere diverse piantagioni di caffè, i luoghi in cui si coltiva la rinomata qualità 100% Arabica de Costa Rica. Decidiamo a quel punto di farci lasciare nei pressi di Alajuela a Zoo Ave, uno zoo con annesso giardino tropicale che si propone di curare per poi rimettere in libertà le numerose specie animali che ospita: pappagalli, tucani, pavoni, struzzi, coccodrilli,iguane, felini, etc..

Viste le finalità, ritengo ben spesi i 20$ d’ ingresso (a testa). Il giorno successivo riceviamo in hotel il pick-up che abbiamo noleggiato tramite Costa Rica Online. Il signore dell’autonoleggio si presenta puntuale in prima mattinata e ci fa compilare tutti i moduli per il noleggio e per l’assicurazione Casco.

L’auto è in ottime condizioni e decidiamo subito di provarla incamminandoci verso la prossima meta: il parco Braullo Carrillo. Si tratta della foresta nebulare che si incontra lungo la strada che porta da San Josè a Puerto Limon, a circa 30 Km dalla capitale.

La vegetazione si fa subito esuberante non appena si esce da San Josè. L’accesso pubblico al parco costa 10$ e decidiamo di percorrere soltanto uno dei diversi sentieri.

La vegetazione è subito fitta e l’impressione è quella di trovarsi in una intricata foresta tropicale con liane ed alberi altissimi,molti dei quali ricoperti da altre piante, ma anche larghe e spesse foglie basse. I suoni tipici sono quelli degli innumerevoli animali (molti difficili da vedere) e del fluire dell’acqua del fiume che attraversa la foresta.

3) Volcano Arenal:

 VIAGGIO IN COSTA RICA

Partendo in macchina il giorno dopo, in prima mattinata, giungiamo in circa tre ore a La Fortuna e, una volta sistemate le cose in hotel, decidiamo di andare a vedere subito la vicina cascata.

La Catarata de La Fortuna la si raggiunge subito in macchina. Al parcheggio paghiamo l’ingresso (sempre 10$) e ci attendono non pochi gradini da scendere (e poi risalire!). Prima di arrivare alla cascata vera e propria è bello ammirarla da uno dei belvedere che si trovano lungo il percorso.

Una volta giunti in basso la cascata di 70m si presenta impetuosa, col suo fragoroso precipitare nella bella piscina naturale sottostante, il tutto nella onnipresente rigogliosa cornice di vegetazione tropicale.

Ancor più bella, a mio avviso, è stata l’escursione al Rio Celeste dell’indomani. Di buon mattino ci allontaniamo col pick-up dal paesino ed imbocchiamo la strada che porta al Volcano Tenorio park.

In meno di un’ora raggiungiamo un sentiero su strada sterrata che porta ad uno degli accessi al parco. Percorrendo circa 15 km di sterrato, in mezzo alle tante casette in legno e lamiera, molte con amaca e banano, raggiungiamo l’ingresso sul Rio Celeste, un bellissimo fiume azzurro che nasce dall’unione di due torrenti che scendono carichi di minerali diversi e si combinano dando luogo ad una singolare reazione chimica.

Entriamo, paghiamo il solito ingresso ed in un’ora di cammino su sentieri fangosi arriviamo ad una spettacolare cascata sulla laguna blu. Seguono belvedere, ponticelli sospesi sul fiume e geyser termali.

Lo spettacolo è assolutamente suggestivo, per me la più bella esperienza nella valle centrale. Al rientro in paese, dopo un po’ di riposo, facciamo anche una passeggiata lungo il vicino lago Arenal, un bel paesaggio al tramonto.

4) Spiagge Peninsula de Nicoya:

VIAGGIO IN COSTA RICA

Per la felicità dei miei compagni di viaggio, le prossime destinazioni saranno soltanto spiagge. La strada da La Fortuna a Playas de Coco costeggia inizialmente il lago Arenal per poi imboccare la Interamericana in direzione Liberia. In tutto avremo impiegato circa tre ore di macchina.

All’Hotel Toro Blanco ci aspettano Leo e Federica, i simpatici gestori Romagnoli. Scrivo esplicitamente il nome dell’Hotel perché, penso a nome di tutti, è quello in cui ci siamo trovati meglio come trattamento, come location ed anche in ottima compagnia.

Subito in spiaggia ci informiamo per un giro in barca e conosciamo Victor, un simpatico ex marinaio, che il giorno dopo ci porterà con la sua barca nella piccola e bianca playa Penca, in circa mezz’ora di tragitto.

La spiaggetta è veramente gradevole, con parecchia vegetazione intorno e le scimmie sugli alberi all’interno. Il mare è un po’ mosso, come quasi ovunque nel litorale sul Pacifico.

L’acqua è calda ma purtroppo non propriamente cristallina (credo a causa dell’agitazione e del fondale vulcanico scuro), sotto questo aspetto il Pacifico non può essere paragonato al mar dei Caraibi coi suoi giochi multicolori.

Per me comunque la spiaggetta più bella visitata nei pressi di Playas de Coco è Playa Danta, a circa mezz’ora di auto. Ci arriviamo nel tardo pomeriggio ed abbiamo modo di ammirare i suggestivi colori del tramonto con i pellicani che si gettano in picchiata per pescare.

Altra imperdibile meta non lontano da El Coco è playa Conchal, a circa un’ora di auto. E’ molto bella e caratteristica in quanto costituita da milioni di conchiglie frantumate, quindi anche fresca.

Il mare non era particolarmente mosso ma non sono riuscito a goderla appieno causa un’intossicazione dovuta alla pizzaccia mangiata a Liberia la sera prima. La sera a Playas de Coco, per quanto piccola, c’è sempre un po’ di vita: diversi ristoranti e due disco-bar, l’uno di fronte all’altro, che fanno a gara per la musica al volume più alto.

Ci ha fatto molto piacere incontrare per un aperitivo Ivan, anche lui incontrato, insieme alla sua compagna Luigina, al meeting di Costa Rica online dello scorso 11 ottobre.

Adesso Ivan e Luigina, con i loro bambini, vivono stabilmente a playas de Coco e gestiscono un’agenzia turistica, il tutto a distanza di pochi mesi dal primo incontro.

Terminati i tre giorni prenotati all’Hotel Toro Blanco, salutiamo Leo e Federica e partiamo alla volta di playa Garza, nella parte centrale della costa della Peninsula de Nicoya.

Il tragitto è stato lungo e fastidioso anche perché, fidandoci del gps del mio cellulare, decidiamo di imboccare, come ultimo tratto di strada, quella che costeggia il mare e che passa per la riserva di Ostional.

Abbiamo dovuto così subire oltre 20 estenuanti km di sterrato, nonostante quella strada fosse indicata sulla mappa gps in giallo come un’arteria principale.

Da quelle parti la vegetazione lungo il mare comincia a farsi più bella e fitta che nella parte settentrionale della penisola, per via del graduale allontanamento dalla regione secca del Guanacaste: qui la natura può mostrare notevoli mutamenti in poche decine di km in linea d’aria.

Lo scenario di Playa Garza mi è piaciuto parecchio: una spiaggia molto estesa con una fitta vegetazione e piena di tronchi mozzati dai fortissimi acquazzoni (per fortuna solitamente notturni).

E tale acquazzone non si è fatto attendere, impetuoso la prima notte, mi ha dato quasi l’impressione di sentire sfondata l’esile finestra della camera.

Nel villaggio rurale sulla spiaggia c’è una soda in cui abbiamo mangiato ottimo pesce fresco ed a buon prezzo, ho perso il conto di quante aragoste si sono spolpati i miei amici (che tristezza non mangiare crostacei!).

La maledetta strada sterrata continua ancora per diversi km prima di raggiungere il centro abitato più vicino, Samara, una spiaggia altrettanto bella. Personalmente quando tornerò da quelle parti pernotterò direttamente a Samara per evitare accessi così impervi da percorrere quotidianamente (E’ vero che il bello della Costa Rica è anche questo, ma il percorso per o da Playa Garza con una strada del genere è sufficiente farlo una volta sola).

Come programma per gli ultimi due giorni da quelle parti, decidiamo di visitare Playa Tamarindo e Playa Carrillo. La prima è una delle località più movimentate della Costa Rica da spiagge ed è piena di resort, Hotels anche lussuosi, negozi e ristorantini. E’ anche considerata una mecca del surf e della pesca sportiva.

La spiaggia è bella, ampia ma anche un po’ affollata (nulla comunque in confronto alle nostre Rimini, Riccione, Mondello, Ostia in alta stagione).

Trascorriamo soltanto mezza giornata qui anche perché la strada per playa Garza è lunga (oltre al solito percorso su sterrato), avendo commesso l’errore di non esserci andati dal Coco.

L’indomani visitiamo Playa Carrillo, a 4km da Samara. Arriviamo relativamente presto e la prima cosa che noto sono le belle palme della spiaggia quasi attaccate alla strada.

Anche questa è una mecca per surfisti ma, rispetto a Tamarindo, mi è sembrata una destinazione più da Ticos. I venditori ambulanti di frutta fresca e cocco passano quasi di continuo lungo la strada ma non in spiaggia, non risultando quindi invadenti.

La spiaggia è un arco abbastanza esteso di sabbia bianca e tronchi mozzati ed il mare, anche qui non proprio cristallino, è soltanto un po’ agitato.

Queste spiagge senza cabine, file di ombrelloni, confusione estrema e sempre circondate dal verde tropicale sono veramente rilassanti. Rimaniamo anche qui fino a ora di pranzo, per poi rientrare pranzando a playa Samara.

Qui il tempo diventa un po’ incerto, ci sediamo in un locale sulla spiaggia gestito da un ragazzo di Milano e, anche se non a bassissimo prezzo, mangiamo tonno e altro pesce abbastanza bene. Rientrando, dopo un po’ di riposo, torniamo a goderci la bella Playa Garza fino ad oltre il tramonto.

5) Spiagge Pacifico centrale:

VIAGGIO IN COSTA RICA

 

Decidiamo di rimanere 4 giorni e non i 5 previsti in zona Playa Garza e partiamo in direzione Manuel Antonio, nella costa centrale sul Pacifico.

Pensiamo però di non arrivare direttamente lì (anche perché l’Hotel è prenotato a partire dal giorno dopo) ma di fare una sosta a Jaco Beach, località di passaggio, ad un’ora di strada prima della nostra destinazione.

Jaco è una località molto turistica, la zona di mare dalla più intensa vita notturna. Anche questa è una nota mecca da surfisti, nonché meta di Josefinos che arrivano in bus dalla capitale. Il viaggio da Playa Garza è stato lungo, oltre tre ore, ma non particolarmente fastidioso.

Superato il ponte de Amistad, che collega la peninsula de Nicoya alla costa sul Pacifico, la strada è buona anche se con un bel po’ di lavori in corso.

Poco prima di raggiungere Jaco ci fermiamo sul ponte sul Rio Tarcoles, sempre pieno di turisti con macchine fotografiche. Qui prendiamo qualcosa da bere e rimaniamo un po’ ad osservare i coccodrilli oziosi sotto il ponte, alcuni dormienti con tanto di fauci spalancate.

Giunti in Hotel lasciamo le valigie, andiamo a prendere un gelato in un bar gestito da un signore romano trasferitosi lì da molti anni e ci dirigiamo subito a mare.

La spiaggia è molto scura ed il mare mosso e non mi ha entusiasmato molto. La mattina del giorno dopo, prima di partire per Manuel Antonio, ne approfitto per andare da lì in macchina a visitare il vicino Carara Park.

Il parco è uno dei pochi in cui nidificano le Are Scarlatte ed è famoso anche per essere zona di transizione da tropico secco a umido. Ed effettivamente, percorrendo i sentieri all’interno, tale transizione si avverte a pelle.

Il gracchiare delle Are mi ha accompagnato per quasi tutta la visita, ma è stato difficile avvistarle da vicino. Solo un paio di volte, di sfuggita, sono riuscito a vedere la loro variopinta apertura alare.

Terminata la visita, nel parcheggio, vicino la macchina mi aspetta un’iguana immobile e tesa verso il sole e naturalmente sull’albero accanto alla macchina…un’altra Ara!.

Poco dopo rientro a Jaco a riprendere gli altri, carichiamo le valigie e partiamo subito per Manuel Antonio. Il nostro ultimo albergo si trova a Quepos, il paese vicino la ben più turistica località di Manuel Antonio.

La struttura ha la forma di una nave ed il flemmatico ma simpatico signore della reception (il quale non ho ben capito a quale pazzesco algoritmo abbia fatto ricorso per capire che essendo in TRE, ci servivano TRE distinti bigliettini per la colazione nella soda vicina!) ci fa subito notare che ci attendono due piani di scale in ferro, con ampi gradini, da fare a piedi con tutte le valigie.

Lasciati i bagagli ci dirigiamo subito verso Playa Espadilla, la prima spiaggia che si raggiunge subito dopo aver oltrepassato il movimentato centro abitato di Manuel Antonio. Come Tamarindo e Jaco, anche questa località è piena di Hotel e ristoranti di tutti i tipi e sinceramente questo impatto col super-turistico non è mai stato di mio gradimento.

La spiaggia comunque è graziosa, un po’ affollata ma circondata dalla solita gradevole vegetazione tropicale. Certamente non è silenziosa come Playa Garza o Playa Danta, qui c’è gente di tutti i tipi: turisti, ticos, venditori di souvenir e di “pacchetti escursione” (a volte anche un po’ invadenti), tipi rasta con radiolone acceso sulla spalla, ragazzi che giocano a pallone, gente che si esercita con la tavola da surf, etc..

Qui si trovano anche un bel po’ di lettini ed ombrelloni. Il mare è un po’ agitato, ma ai miei amici fa sempre piacere “lottare contro le onde” (a me un po’ meno, non per paura ma per pigrizia).

Dopo un bel bagno allontaniamo subito i venditori di escursioni, compriamo qualche souvenir ed andiamo a pranzare in un ristorantino sulla spiaggia, devo dire molto gradevole. Avevamo anche alcune piccole scimmie sull’albero accanto al nostro tavolo a farci compagnia.

Dopo l’abbondante pasto (Mauro & Mauro a base di pesce, io invece pollo, che ho tanto gradito qui in Costa Rica, con quel suo gusto forte che da noi non esiste più) torniamo in spiaggia, ci sdraiamo un po’ e dopo un altro lungo bagno ci asciughiamo al tramonto e torniamo a Quepos in Hotel.

Questo sonnolento paese non ha quasi nulla a che vedere con Manuel Antonio, ma a me non è dispiaciuto pernottare qui (anche per una questione di prezzi).

La sera non c’è nulla di interessante, a parte un paio di Sodas e qualche ristorantino. Come prima sera decidiamo di cenare in un ristorante italiano che incontriamo per caso (prendo una squallida pasta alla norma) e, subito dopo una breve passeggiata, si rientra in Hotel.

La maggiore attrazione turistica della zona è il Parco naturale di Manuel Antonio, cui ci dirigiamo la mattina seguente. Parcheggiata la macchina, l’ingresso al parco lo si raggiunge subito a piedi ma incontriamo una non indifferente fila.

I miei compagni si scoraggiano ed optano per il parapendio in barca che avevano contrattato il giorno prima. La fila, che poi si è rivelata soltanto uno stop di mezz’ora per attendere che altre persone uscissero dal parco, non è stata poi così pesante e l’ho fatta senza la minima incertezza perché ho ritenuto che andare a Manuel Antonio senza visitare l’omonimo parco è come andare a Pisa senza vedere la Torre pendente.

Pago i 16$ d’ingresso, compro un paio di bottigliette d’acqua ed entro subito nel parco. Molti gruppi di turisti ingaggiano delle guide locali munite di teleobiettivi che aiutano ad individuare gli animali in mezzo all’abbondante vegetazione.

Io, di tanto in tanto, riesco anche a puntare il mio binocolo lungo la direzione dei teleobiettivi ed individuo un sonnolento bradipo quasi immobile fra i rami a V di un albero, un po’ di scimmie, una specie di capriolo e qualche strano uccello.

Dall’ingresso si percorrono circa due km per raggiungere la bellissima coppia di spiaggette, Playa Manuel Antonio e Playa Espadilla Sur, che, divise da un sottile lembo di terra, puntano in direzioni opposte.

Sono entrambe piccole ma molto belle, dalla sabbia chiara e dalla lussureggiante vegetazione. Gli alberi sulle spiagge sono pieni di scimmie ed altri animali, alcuni anche intenti ad annusare gli zaini e, in caso di cibo all’interno, a rubarli.

Mentre tentavo di sonnecchiare un po’ sotto un albero vengo svegliato per questo motivo dalle grida di una signora che cercava di rincorrere il proprio borsello.

Poi, per fortuna, una guardia lo prende e ritorna il silenzio. Il mare per fortuna non è mosso e l’acqua è calda. Visito entrambe le spiagge e rimango fino quasi alla chiusura del parco, dopo le 17.

Sulla strada del ritorno noto ancora più scimmie sugli alberi e persino una lunga fila di queste, migranti attraverso i rami degli alberi da una parte all’altra del sentiero. Uscito dal parco vado da Mauro e Mauro a Playa Espadilla (quella più affollata) e ripartiamo verso Quepos.

Dopo la doccia in Hotel andiamo a cenare in una delle due sodas vicino all’albergo e poi decido di andare a dormire. In scaletta per l’ultimo giorno di vacanza c’è il parco Marino Ballena con la sua enorme Playa Uvita.

Lo raggiungiamo l’indomani mattina in un’ora di macchina da Quepos, percorrendo un tratto della Costanera Sur, un’ottima strada per gli standard costaricensi. L’ingresso al parco è tutt’altra cosa rispetto a Manuel Antonio.

Non ci sono file di turisti, né lussuosi resort o grandi Hotels e la cornice è nettamente più rurale. Soltanto un paio di ristorantini, qualche bancarella con souvenirs e diverse piccole abitazioni private, alcune in legno e lamiera.

L’ingresso al parco costa 6$ e si arriva subito in spiaggia. Playa. Uvita è la più grande fra tutte quelle che abbiamo visto, la vegetazione abbondantissima e palme che si perdono a vista d’occhio. La sabbia non è molto chiara ed il mare abbastanza calmo.

Ciò che contraddistingue questa spiaggia è il lembo di terra che parte perpendicolarmente da questa e termina a forma di coda di balena.

Ho percorso a piedi quasi tutto questo lembo che termina con delle rocce (credo di origine corallina), oltre le quali dovrebbe esserci una barriera corallina.

Dopo il bagno ci siamo adagiati sotto una palma i cui cocchi puntavano quasi sopra le nostre teste. Questo dovrebbe essere uno dei punti a più alta biodiversità marina. Dicono si possano avvistare dalla spiaggia a occhio nudo le megattere migranti dai freddi mari del Nord.

Questo è stato per me lo scenario più bello nel Pacifico Centrale, non che Manuel Antonio non mi sia piaciuto, ma tutto quel turismo mi mette un po’ in disarmonia..Sarei rimasto tutto il giorno lì, ma i miei compagni hanno insistito per tornare a trascorrere il pomeriggio nella ben più rumorosa Playa Espadilla(!).

La mattina seguente, dopo la solita abbondante colazione di frutta, ripartiamo verso Alajuela per restituire l’auto e farci portare in aeroporto.

In meno di due ore di strada arriviamo a San Josè ed abbiamo serie difficoltà a trovare il deposito per consegnare l’auto. Per fortuna il volo era alle 17, quindi ritornare di nuovo per sbaglio in direzione San Josè non è stato poi un gran problema ed a me, sinceramente, rivedere quelle valli con tutte le montagne intorno non è dispiaciuto affatto.

Per imboccare la strada dell’autonoleggio bisognava passare per una piccola rotatoria difficile da individuare, ma per fortuna i Ticos per strada si mostrano sempre ben disposti a dare informazioni. Il personale di Adobe Rent a Car è stato gentile e ci ha accompagnato subito in aeroporto col pulmino.

Il nostro viaggio termina qui, tra tanti bei ricordi e tante speranze per il nostro futuro, certi del fatto che è soltanto questione di mesi tornare a vedere in aeroporto uno sconosciuto correre, afferrare le valigie ed esclamare: “Pura Vida!! Taxi?”

(Diario per il sito costaricaonline.it) – scritto da Federico

27/01/2015

 

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